“Ogni libro che apro, ogni lezione a cui partecipo alimenta i miei sogni e mi spinge ad andare avanti”. Jomo è orgoglioso del suo percorso al Daniel Comboni Vocational Training Center. Era uno dei tanti ragazzi di strada che vivono nelle baraccopoli di Nairobi, a Korogocho, rovistando nelle discariche, esposti al rischio di tossicodipendenze, abusi sessuali, furti, rapine. “La relazione, il sentirmi ascoltato, accettato e amato non ha solo cambiato la mia vita, ma ha anche piantato in me il seme di uno scopo. Sto cercando di diventare anche io una persona che incoraggia gli altri, perché ho capito che la vera grandezza sta nel servizio”. L’umanità di Korogocho fa sì che persino in quest’inferno per tanti ragazzi ci sia ancora spazio per speranze e sogni.
I missionari comboniani sono in Kenya dal 1973. Proprio dal loro stare con questi ragazzi ogni giorno, condividendone le difficoltà e la precarietà, hanno preso vita pian piano i diversi interventi: dal 2006 è stato avviato un programma per la riabilitazione e poi sono stati aperti altri centri, di cui uno residenziale, e un centro di formazione professionale, il Comboni Vocational Training Center, per offrire uno sbocco lavorativo. Attualmente ci sono 5 indirizzi professionali. Ora si sta realizzando un nuovo laboratorio per fare formazione anche nel settore dell’alimentazione e ristorazione, molto richiesto, che darebbe un’opportunità professionale anche per le ragazze. È la conferma che l’amore ha bisogno di concretezza, di presenza, di incontro, ha bisogno di tempo e spazio donati. I fondi dell’8xmille diventano così strumenti per rendersi prossimi a chi soffre, ai più fragili, per camminare insieme.
Nella riunione di gennaio, il Comitato per gli interventi caritativi per lo sviluppo dei popoli ha messo a disposizione 14.383.881 euro per 71 progetti: 38 in Africa (€ 9.600.991), 15 in Asia (€ 2.165.085), 15 in America Latina (€ 2.269.151), 2 in Medio Oriente (€ 298.654), 1 in Europa dell’Est (€ 50.000).
Incontri e relazioni che ridanno fiducia possono fiorire ovunque, anche nei contesti dove sembra impossibile. Come nel carcere di Jacmel, ad Haiti. Il Paese sta attraversando una grave crisi sociale, criminali di vario genere terrorizzano la popolazione, molti giovani vengono reclutati da gruppi armati e la delinquenza giovanile ha raggiunto livelli estremamente alti. La prigione di Jacmel, costruita per accogliere 120 prigionieri, ne ha attualmente 833. Nell’ambito della giustizia penale in Haiti il colpevole è punito per le sue azioni, ma poi viene abbandonato a sé stesso, non è inserito in un programma di riabilitazione. Aiutare i carcerati a vivere meglio la propria situazione e a prepararsi al reinserimento nella società è l’obiettivo dell’intervento della Diocesi di Jacmel che riguarda anche l’ambito della giustizia riparativa in cui un dialogo viene stabilito tra vittima e colpevole. In modo specifico, lavorando sul reinserimento sociale dei carcerati attraverso corsi di formazione professionale e, al momento dell’uscita dal carcere, organizzando un sostegno psicologico. I beneficiari sono 100 giovani dai 18 ai 25 anni.
Gesti che – come ha sottolineato Papa Leone XIV in occasione della Giornata Internazionale della Fratellanza Umana del 4 febbraio – testimoniano come la comunione non può essere archiviata come “utopia d’altri tempi” e “la fraternità umana è una realtà vissuta, più forte di tutti i conflitti, le differenze e le tensioni. Una potenzialità che deve essere realizzata attraverso un impegno quotidiano e concreto di rispetto, condivisione e compassione”. Come avviene anche in India, nell’area costiera a sud, nel Kerala, la zona più densamente popolata con circa 1.550 ab/kmq. Qui le famiglie vivono prevalentemente di pesca, ma in condizioni di povertà perché il mare è meno pescoso, esposto a rischi ambientali e disastri naturali oltre che a inquinamento e degrado dell’ecosistema costiero. Nel 2017 l’area è stata colpita dal ciclone Ockhi, e nonostante i numerosi interventi, ancora molte famiglie sono in difficoltà. La Trivandrum Social Service Society (TSSS), il braccio sociale della Diocesi, ha organizzato unità di volontari nei singoli territori, individuando 5 ambiti, a favore di 150 famiglie, cioè 600 persone. Nello specifico, è previsto un contributo economico per far studiare 35 giovani, selezionati con il supporto delle comunità, perché imparino un lavoro. Inoltre, vengono avviate 13 piccole attività micro-imprenditoriali per 44 donne che ricevono formazione e poi vengono seguite nella fase di avvio. Il progetto riguarda anche la fornitura di 12 barche da pesca e relative attrezzature. Così, lavorando insieme, 50 pescatori potranno di nuovo riprendere in mano il loro futuro e quello delle loro famiglie.
Chiuse le porte del Giubileo resta aperta la porta della speranza, e continuano a crescere frutti che generano e fanno rinascere.
Dall’Africa all’India, la prossimità diventa possibilità di futuro
Scritto il 05/02/2026
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A gennaio il Comitato per gli interventi caritativi per lo sviluppo dei popoli ha approvato 71 progetti per oltre 14 milioni di euro dai fondi dell’8xmille che i cittadini destinano alla Chiesa cattolica.
