Intesa Sanpaolo ha chiuso il primo trimestre 2026 con un utile netto di 2,76 miliardi, in crescita del 5,6% rispetto allo stesso periodo del 2025 e al di sopra dei 2,62 miliardi previsti dal consensus di mercato. I proventi operativi netti sono cresciuti del 5,3% a 7,2 miliardi, con interessi netti a 3,6 miliardi (+0,1%) e commissioni nette a 2,5 miliardi (+3,1%). L'amministratore delegato Carlo Messina ieri ha esordito nella call con gli analisti ricordando la madre, mancata giovedì. Poi ha sottolineato che il gruppo ha messo a segno «il miglior trimestre di sempre», un risultato «eccezionale» ma che «non è nostra abitudine cambiare guidance nel primo trimestre di qualunque anno» perché «secondo me non è il modo giusto di gestire un'organizzazione». Anche senza riferimenti espliciti, il richiamo è apparso evidente: proprio qualche giorno fa Unicredit, dopo la trimestrale, ha rivisto al rialzo le stime per il 2026. Per quanto riguarda l'impatto del conflitto in Medio Oriente, uno dei motivi per cui il banchiere ritiene che modificare la guidance
nel primo trimestre non sia prudente anche in presenza di risultati molto positivi, è che «in un contesto di incertezza è molto meglio attenersi alle previsioni iniziali piuttosto che modificarle solo per aumentare la liquidità», poiché ciò comporterebbe operazioni straordinarie. «La mia percezione è che oggi la situazione in Italia sia totalmente sotto controllo», ha comunque evidenziato. Aggiungendo che «l'economia italiana continua a dimostrarsi resiliente e prevediamo una crescita del Pil quest'anno e il prossimo».
Di certo, Intesa conferma per quest'anno un obiettivo di utile netto di circa 10 miliardi. Il target, si legge in una nota, sarà raggiunto con «crescita dei ricavi, trainati principalmente dalle commissioni e dal risultato dell'attività assicurativa», a fronte di un «aumento della tassazione (dovuto alla Legge di Bilancio) e di tributi e altri oneri riguardanti il sistema bancario e assicurativo». Questo consentirà di garantire ai soci un payout ratio al 95% per il 2026, di cui 75% da dividendi cash e 20% da buyback. Agli azionisti verranno restituiti circa 9,4 miliardi, «considerando il saldo dividendo di maggio, il buyback di luglio e l'atteso interim dividend di novembre», ha sottolineato Messina. Che ieri ha intanto ribadito di volersi tenere «lontano dal Far West» del risiko bancario e assicurativo. Intesa ha «un modello di business basato su wealth management & protection» e ha «una quota di mercato
in Italia che ci impedisce di fare ogni tipo di transazione sia nel settore bancario sia in quello assicurativo perché abbiamo un significativo problema da un punto di vista antitrust», ha risposto il banchiere nella conference call con gli analisti sui conti del trimestre a chi gli chiedeva di commentare i rumor su un possibile intervento della banca nella partita Generali. Nella compagnia del Leone, ha precisato, «oggi come negli ultimi due anni c'è un numero di azionisti che sono sempre gli stessi con qualche cambiamento nelle percentuali» e «Delfin, Unicredit e Caltagirone hanno avuto lo stesso approccio votando contro l'attuale management». E' una questione, ha proseguito, che «deve essere affrontata da controparti diverse» da Intesa, perchè l'Antitrust «ci impedisce qualunque acquisizione».
Nel frattempo, le attività finanziarie della clientela di Intesa hanno superato 1.400 miliardi, con una crescita di 64 miliardi in un anno. Nel primo trimestre la banca ha erogato 13 miliardi a famiglie e imprese in Italia, e 22 miliardi complessivamente a livello di gruppo. Sono già maturati 2,1 miliardi e il 35% è destinato a famiglie italiane e fondazioni azioniste.
