Gli Stati Uniti hanno mobilitato un secondo gruppo da assalto anfibio in quella che si crede possa essere una manovra preparatoria in vista di un possibile sbarco in Medio Oriente. La nave tipo LHD (Landing Helicopter Dock) Uss “Boxer”, di classe Wasp, ha lasciato il porto di San Diego il 18 marzo, accompagnata da altre due unità da assalto anfibio la Uss “Portland” e la Uss “Comstock”, con a bordo l'11esimo MEU (Marine Expeditionary Unit) forte di circa 2200 soldati. Le tre navi, formano un ARG (Amphibious Ready Group), che con adeguata scorta sono in grado di effettuare sbarchi anfibi in territorio ostile.
I Marines sono già in rotta per il Medio Oriente
Questa mossa arriva a qualche giorno dalla decisione di spostare un altro gruppo da attacco anfibio, incentrato sulla LHA (Landing Helicopter Assault) Uss “Tripoli” di classe America, dal settore di competenza situato nell'Indo-Pacifico – in particolare il Mar delle Filippine – al Medio Oriente. Anche a bordo di questo ARG è presente un MEU, il 31esimo, che può contare su circa la stessa forza numerica di soldati e su un gruppo di volo composto da F-35B, convertiplani V-22, elicotteri da attacco e da trasporto. Attualmente l'ARG del “Tripoli” è frammentato – le navi non procedono di conserva – e si trova in navigazione nell'Oceano Indiano dopo aver doppiato lo Stretto della Malacca il 18 marzo.
Complessivamente, le forze Usa si troverebbero ad avere a disposizione tra una quindicina di giorni, tra i 4400 e i 4700 Marines completamente equipaggiati, con una brigata da assalto anfibio articolata su diversi mezzi ed elicotteri/convertiplani. La scorta sarebbe data dall'unica portaerei attualmente in zona di operazioni dopo il ritiro del “Ford” per le conseguenze di un incendio a bordo, e dai cacciatorpediniere che da settimane sono stati dispiegati nella regione, a cui si aggiunge il dispositivo aereo accumulato in Medio Oriente.
A quanto sembra, la partenza dell'ARG del “Boxer” è stata accelerata, ma non è ancora chiaro se il gruppo sia effettivamente diretto verso il Medio Oriente o destinato a operare nell'Indo-Pacifico, considerando che quel delicato settore del globo è attualmente sguarnito da forze aeronavali statunitensi “in mare” dopo lo spostamento dell'ARG del “Tripoli” e considerando che la portaerei “George Washington” è in porto a Yokosuka per effettuare lavori di manutenzione.
Ambiguità tattica
Le dichiarazioni della Casa Bianca non aiutano a capire l'effettiva destinazione di quest'ultimo gruppo da assalto anfibio: secondo quanto riferito alla fine della scorsa settimana, l'amministrazione Trump potrebbe propendere per l'istituzione di un blocco navale intorno all'isola iraniana di Kharg, attraverso la quale transita gran parte delle esportazioni di petrolio, o addirittura per la sua occupazione. L'obiettivo principale sarebbe quello di intensificare la pressione su Teheran per costringerlo a riaprire lo Stretto di Hormuz.
Effettivamente, le forze statunitensi dieci giorni fa hanno effettuato estesi attacchi sull'isola per eliminare le difese, ma successivamente, il 20 marzo, Trump ha affermato di voler “abbassare il livello” del conflitto sostenendo di essere “prossimi al raggiungimento degli obiettivi”, citando la “degradazione della capacità missilistica iraniana”, la “distruzione dell'industria della difesa” e la “eliminazione della marina, aviazione e difesa aerea” di Teheran. Qualche ora dopo, sempre lo stesso Trump ha affermato di escludere “qualsiasi cessate il fuoco” con l'Iran aprendo però a un dialogo, aggiungendo che riaprire Hormuz sarebbe una “semplice manovra militare” e allo stesso tempo evitando di rispondere alla domanda se intendesse dispiegare ulteriori truppe nella regione per deterrenza o per ottimizzare le capacità operative.
Nella stessa giornata CBS News ha affermato che il Pentagono starebbe predisponendo preparativi dettagliati per il dispiegamento di forze di terra in Iran, citando diverse fonti anonime ufficiali.
Questa ambiguità, sicuramente voluta dai massimi vertici politici e militari statunitensi, sta dando adito a speculazioni su un possibile sbarco anfibio in Iran, pertanto cerchiamo di fare qualche ipotesi su dove potrebbe essere.
Tre possibili opzioni operative
L'opzione isola di Kharg, importante terminal petrolifero iraniano, è la più affascinante ma la meno consigliabile, sia perché l'isola si trova a 25 chilometri di distanza dall'Iran, e quindi facilmente difendibile con assalti di barchini, missili e droni suicidi, sia perché gli ARG dovrebbero attraversare lo Stretto di Hormuz e navigare nel Golfo Persico, e difficilmente riuscirebbero a farlo senza subire attacchi iraniani.
Una seconda opzione potrebbe essere uno sbarco dei Marines sull'isola di Qeshm: una grande lingua di terra posizionata a pochissima distanza dall'Iran lungo lo Stretto di Hormuz. Anche qui le forze aeronavali statunitensi hanno colpito duramente nei giorni scorsi, ma ritroviamo la stessa problematica dell'isola di Kharg, sebbene i due ARG dovrebbero attraversare un bracco di mare conteso molto meno lungo.
La terza opzione operativa, potrebbe essere uno sbarco nella penisola omanita di Musandam – previo nulla osta dell'Oman – per installare una “contro-bolla” che possa proteggere il traffico navale lungo lo Stretto. Infine c'è una quarta possibilità, prettamente politica, che tutte queste manovre possano servire solo a mettere pressione su Teheran, che però riteniamo difficilmente cederà davanti a un tale tipo di narrazione diplomatica.
