L'annuncio è arrivato in serata, affidato ancora una volta a Truth Social: Donald Trump ha dichiarato che tra il 9 e l'11 maggio entrerà in vigore una tregua di tre giorni nella guerra in Ucraina, in coincidenza con le celebrazioni russe per l'ottantesimo anniversario della vittoria sovietica nella Seconda guerra mondiale. Un'iniziativa che il presidente americano ha presentato come un primo passo verso un allentamento delle ostilità e che, secondo quanto riferito, includerebbe anche uno scambio di mille prigionieri per parte. Putin ha confermato di aver parlato al telefono col tycoon giovedì.
Trump ha sottolineato il valore simbolico della ricorrenza, ricordando che "la Russia celebrerà il Giorno della Vittoria", ma aggiungendo che anche l'Ucraina "ha avuto un ruolo importante e determinante nella Seconda guerra mondiale". Un messaggio che prova a collocare Kiev dentro una memoria storica condivisa, nel momento stesso in cui Mosca continua a utilizzare la retorica della "guerra contro il nazismo" per giustificare l'invasione del 2022. Zelensky ha espresso la speranza che gli Stati Uniti garantiscano l'attuazione degli accordi da parte russa, rivelando una prima intesa di scambio di duemila prigionieri.
Ma mentre la diplomazia prova a rimettere in moto contatti e mediazioni, il terreno racconta una realtà completamente diversa. Mosca sostiene che le forze ucraine abbiano attaccato oltre 1.600 volte. Putin le ha definite "azioni terroristiche contro i civili", rafforzando la narrazione di una Russia sotto assedio proprio nel giorno più simbolico del patriottismo nazionale. Una rappresentazione che ha avuto conseguenze immediate anche sulle celebrazioni. La tradizionale parata sulla Piazza Rossa, da anni trasformata dal Cremlino in una vetrina della forza militare russa, si svolgerà in tono minore, tra misure di sicurezza straordinarie, eventi cancellati nelle regioni e limitazioni per stampa e pubblico. Da Kiev la versione russa viene respinta integralmente. Zelensky accusa Mosca di avere tentato almeno 200 raid lungo il fronte. Il comandante Syrsky ha inoltre denunciato il concentramento di circa 106mila soldati russi nell'area di Pokrovsk, nel Donetsk, segnale di una possibile intensificazione offensiva nel settore orientale.
Il confronto si sposta così anche sul piano simbolico e retorico. Zelensky ha definito la Russia "una versione aggiornata del nazismo", ma in serata ha firmato un decreto secondo cui la piazza Rossa "sarà esclusa dall'uso operativo di armi ucraine". Intanto, il premier slovacco Fico si è recato a Mosca per incontrare Putin. Secondo indiscrezioni, potrebbe persino farsi portatore di un messaggio informale di Kiev, segnale che canali diplomatici indiretti continuano a sopravvivere nonostante il gelo ufficiale.
Nonostante le parole di Trump, le dichiarazioni provenienti dai rispettivi apparati diplomatici riflettono comunque un clima di altissima tensione. Prima del decreto di Zelensky, il ministro degli Esteri russo Lavrov ha promesso una risposta "senza pietà" in caso di nuovi attacchi sul territorio federale, invitando i diplomatici a fuggire da Kiev. Dal fronte ucraino, il consigliere presidenziale Mykhailo Podolyak ha replicato confermando che colpire Mosca "non è una priorità" e che le operazioni puntano "dove le difese russe sono più vulnerabili".
