Con la guerra in Medioriente arrivata alla quarta settimana, Usa e Iran si scambiano minacce reciproche di colpire le infrastrutture chiave nella regione. "Se Teheran non aprirà completamente lo Stretto di Hormuz entro 48 ore da questo preciso istante, gli Stati Uniti colpiranno e annienteranno le loro varie centrali elettriche, iniziando dalla più grande", è l'ultimatum che lancia Donald Trump su Truth. Il presidente americano, sotto pressione per l'aumento dei prezzi del carburante, alza la posta in gioco annunciando un conto alla rovescia per il blocco di fatto imposto alla cruciale rotta marittima, mentre il segretario al Tesoro Scott Bessent afferma che Washington potrebbe dover "intensificare" i propri attacchi per riuscire a porre fine alla guerra. Nel corso di un'intervista su Nbc, alla domanda se Trump ha intenzione di frenare o intensificare l'operazione militare, lui risponde che "le due cose non si escludono a vicenda. A volte è necessario intensificare per disinnescare. È l'unico linguaggio che gli iraniani comprendono". Bessent non fornisce previsioni su quando gli americani potranno aspettarsi una moderazione dei prezzi del petrolio, ma sostiene che l'elettorato converrà sul fatto che la rimozione della minaccia nucleare giustifichi l'aumento temporaneo dei costi. "Non so se saranno 30 giorni, 50 giorni o 100 giorni - prosegue - Ma avere 50 anni di pace in Medioriente, sapendo che il regime iraniano è stato disinnescato", fa sì che ne valga la pena.
Le parole di Trump, intanto, scatenano l'immediata reazione della Repubblica islamica, con la promessa che risponderà a qualsiasi attacco prendendo di mira "le infrastrutture energetiche, informatiche e di desalinizzazione statunitensi in tutta la regione". "Saranno considerate obiettivi legittimi e saranno distrutte in modo irreversibile", avverte il potente presidente del Parlamento iraniano, Mohammad Bagher Ghalibaf, precisando che i prezzi del petrolio "aumenteranno a lungo". Il portavoce del comando operativo militare Khatam Al-Anbiya minaccia di "chiudere completamente lo Stretto di Hormuz finché le nostre centrali elettriche distrutte non saranno ricostruite". Tutto ciò mentre da varie fonti emerge la possibilità - che secondo un deputato iraniano che ha parlato alla Bbc è già realtà - di monetizzare sul passaggio, chiedendo alle navi una tassa da 2 milioni di dollari. Il ministro dell'Energia, da parte sua, sottolinea che gli attacchi di Usa e Israele hanno già inflitto gravi danni alle infrastrutture idriche ed energetiche del Paese, con "decine" di impianti colpiti. Mentre l'agenzia di stampa iraniana Mehr minaccia che anche un attacco limitato alle infrastrutture elettriche del Paese farebbe precipitare l'intera regione nell'oscurità: "Dite addio alla luce", scrive pubblicando una mappa delle principali centrali nei Paesi del Golfo Persico, inclusi siti negli Emirati Arabi Uniti, in Arabia Saudita, in Qatar e in Kuwait, e affermando che dal 70% all'80% si trovano nel raggio d'azione dei missili iraniani.
Il figlio in esilio dell'ultimo Scià dell'Iran, Reza Pahlavi, esorta Trump e il premier israeliano Benjamin Netanyahu ad astenersi dal colpire le infrastrutture civili del regime, poiché esse "appartengono al popolo e al futuro di un Iran libero che deve essere protetto. È il regime che deve essere smantellato". Nel frattempo, un funzionario della sicurezza iracheno fa sapere che otto attacchi notturni hanno preso di mira un centro diplomatico e logistico statunitense all'aeroporto internazionale di Baghdad. I raid sono stati "sferrati fino all'alba con razzi e droni, e alcuni sono caduti nei pressi della base". Tutto ciò mentre Israele continua a essere martellato, con attacchi su Dimona e Arad, nel Sud, che hanno provocato oltre 200 feriti, missili su Tel Aviv (15 feriti) e il ministro della Difesa Israel Katz che accusa Teheran di colpire civili e luoghi popolati intenzionalmente. Gli Emirati Arabi Uniti spiegano che stanno rispondendo all'offensiva dell'Iran. Secondo il portavoce, al momento sarebbero stati intercettati e distrutti tre droni nell'area orientale del Paese.
