Un gesto di inaudita brutalità ieri pomeriggio ha spezzato l'ordinaria vita di una giovane di 23 anni nel cuore della città. Poco dopo le 15.30, sulla banchina affollata della metropolitana di Duomo - linea gialla (la tre, direzione Comasina) - un uomo ha trasformato una semplice occhiata in un'aggressione selvaggia. Con un coltello infatti ha sfregiato il volto della ragazza, che non aveva mai visto prima e non conosceva, aprendole la faccia in un colpo solo. Un atto di violenza feroce, improvviso, immotivato.
La vittima, una marocchina regolare di 23 anni, si trovava semplicemente sulla banchina insieme alla madre e al padre in attesa del treno quando l'aggressore, che poi risulterà essere Saidi Mohammed, un algerino irregolare di 27 anni, l'ha assalita con ferocia. E mentre la giovane crollava a terra tra il sangue e lo choc, l'aggressore le ha urlato contro parole cariche di arroganza e odio: "Cosa c.... hai da guardare??". Alcuni testimoni sostengono che abbia aggiunto: "Sono un uomo, sono musulmano".
Subito dopo - mentre la giovane veniva soccorsa prima dai genitori inorriditi e dalla folla degli altri passeggeri sconvolti, quindi veniva trasportata in ambulanza in codice giallo al Policlinico - il suo aggressore fuggiva verso la superficie, lasciando dietro di sé, oltre a sangue e sofferenza, il terrore e il dolore di una città che, ancora una volta, si trova a fare i conti con la violenza cieca.
L'uomo è stato fermato poco dopo con estrema prontezza nella centralissima via Torino dalla Polizia Locale di Milano, guidata dal comandante Gianluca Mirabelli. I vigili, dopo aver notato quel nordafricano che correva in strada, l'hanno fermato. Un intervento rapido che ha impedito al responsabile di farla franca, ma che non può cancellare lo sfregio fisico e psicologico inferto alla vittima. L'immigrato, che nel frattempo si era però già disfatto del coltello, è stato così arrestato con l'accusa di deformazione dell'aspetto della persona mediante lesioni permanenti al viso, un reato aggravato dal porto abusivo di armi e che è punito con la reclusione da 8 a 14 anni. Va sottolineato inoltre che, proprio di recente, è stata inoltre introdotta anche l'aggravante del fatto commesso "come atto di odio o di discriminazione o di prevaricazione o come atto di controllo o possesso o dominio in quanto donna".
Si saprà più tardi, sempre grazie agli approfondimenti della Locale, che l'immigrato irregolare era stato arrestato solo la notte prima dalla Polizia di Stato in piazza Argentina dopo che aveva danneggiato delle auto a bordo delle quali aveva rubato degli oggetti.
Questo non è un semplice episodio di violenza. È un atto di barbarie che colpisce al cuore il senso di convivenza civile. Una giovane donna aggredita solo per aver "osato" guardare, punita con un coltello per il solo fatto di esistere in uno spazio pubblico.
Le parole pronunciate dall'aggressore "sono un uomo, sono musulmano" aggiungono un ulteriore strato di inquietudine, trasformando un gesto già grave in un atto impregnato di suprematismo e disprezzo.
Milano, città aperta e laboriosa, si ritrova ancora una volta ferita da chi non accetta le regole basilari della convivenza.
La gravità dell'accaduto va ben oltre la singola ferita: è un attacco alla dignità della donna, alla sicurezza delle nostre strade, alla possibilità stessa di vivere serenamente la propria città.
Una ragazza di 23 anni ora dovrà affrontare un calvario di cure mediche, interventi chirurgici e cicatrici che il tempo non cancellerà del tutto. La sua vita è cambiata per sempre in pochi secondi di follia violenta.
Questo episodio richiama con forza l'urgenza di una risposta ferma da parte delle istituzioni: tolleranza zero verso chi porta violenza nelle nostre strade.
