Chiara Poggi lottò strenuamente con il suo assassino prima di morire. Tanto che sul suo corpo, durante la colluttazione, sarebbero rimasti impressi lividi, ecchimosi e abrasioni. E sarebbe stata uccisa almeno mezz'ora dopo la colazione. Uno scenario, dilatato in più fasi, che emergerebbe dalla consulenza dell'anatomopatologa Cristina Cattaneo e, nell'impianto accusatorio della Procura di Pavia contro Andrea Sempio, rafforzerebbe la valenza di quel Dna trovato su due unghie di due mani diverse della vittima, oggi per gli inquirenti compatibile con il cromosoma Y dell'indagato. La nuova conclusione fornirebbe un riscontro a quella convinzione così pervicace della famiglia Poggi, che fin dal 2010 insistette affinché nel processo ad Alberto Stasi - il condannato che ora uscirebbe dalla scena del crimine in quanto l'omicidio non sarebbe più compatibile con i 23 minuti di buco nell'alibi - fossero disposte nuove analisi sulle unghie, con la convinzione che se avessero trovato Dna sarebbe stato dell'assassino.
A mettere nero su bianco le richieste, sfociate poi nella perizia di Francesco De Stefano del 2014 in Appello bis e oggi superata dalle conclusioni della genetista del giudice Denise Albani, fu l'avvocato Gian Luigi Tizzoni. Partendo dal presupposto che le analisi effettuate dal Ris di Parma nel 2007 mediante asportazione del materiale subungueale non avevano dato esito e considerato che l'unghia del mignolo della mano destra di Chiara, quella con il miglior profilo Y riconducibile a Sempio non fu neppure tamponata, il 30 aprile 2010, nell'atto d'Appello contro Stasi, per la prima volta la parte civile chiese la perizia, evidenziando come i margini ungueali fossero "solo parzialmente analizzati (anzi taluni di essi sono stati totalmente tralasciati)" scrive Tizzoni, sottolineando che le analisi del Ris non potevano assicurare "la effettiva assenza sugli stessi di materiale biologico di origine esogena" e che quei reperti erano significativi, visto che si trattava di "margini ungueali di vittima per plurimi colpi da strumento contundente impiegato in modalità ravvicinata". Il 22 novembre 2011 la Corte di Milano rigettò l'istanza e il processo si chiuse con la conferma dell'assoluzione di Stasi. Ma la famiglia Poggi non si arrese e il 18 aprile 2012 rinnovò la richiesta in Cassazione, lamentando che le analisi del Ris non fossero sufficienti a escludere che sotto le unghie "vi fosse materiale biologico di origine esogena, non percepibile ad occhio nudo e riconducibile all'imputato". Tizzoni riteneva "oltremodo necessario procedere ad un'analisi più approfondita soprattutto, in considerazione del fatto che la vittima era stata investita di plurimi colpi al capo provenienti da un corpo contundente impiegato a distanza ravvicinata e quindi le unghie potevano essere dei potenziali ricettacoli di materiale biologico attinto nel tentativo di difendersi dall'aggressore". L'analisi tramite lavaggio era necessaria per "raccogliere tutto il materiale biologico trattenuto dall'intera superficie delle unghie della vittima" non solo la parte interna. Istanza che la Cassazione accolse il 18 aprile 2013, rilevando il "valore dimostrativo determinante dell'oggetto della richiesta".
Infine all'udienza del 9 aprile 2014, l'avvocato Tizzoni, ritenendo molto probabile la colluttazione, spiegò che "in un'aggressione non è necessariamente ovvio che sia soltanto la parte sottostante l'unghia quella ad avere avuto un contatto mentre potrebbe essere stata quella appunto diciamo superiore". Per poi fare retromarcia, ora che quel Dna esclude Stasi e include Sempio.
