"Ma come? Vai in vacanza in bici?". C'è sempre qualcuno che te lo chiede quando scopre che il prossimo viaggio è da Parigi a Londra pedalando. "E quanti chilometri fate? Dove dormite? E i bagagli?". C'è una risposta a tutto. Ma soprattutto c'è una filosofia da spiegare. Viaggiare in bici è un modo prendersi una pausa. Si va più lenti, senza fretta, sulle strade meno battute in assoluta libertà, cambiando i ritmi perché è facile fermarsi e ripartire. La vacanza è il viaggio stesso, con il suo scorrere silenzioso e paziente, con le deviazioni inaspettate, con le mappe che spesso si perdono, con le soste impreviste perché si incontra un borgo, una trattoria, uno scorcio che merita una foto. Con il sole, con la pioggia, con gli imprevisti perché capita di forare e di riparare, di sporcarsi le mani di grasso, di dovere fare i conti con qualche bullone che si allenta, di dovere metter mano a brugole e cacciaviti.
Negli ultimi anni il nostro Paese si sta adeguando. Oggi il cicloturismo si è del tutto scrollato di dosso quell'etichetta un po' fastidiosa di moda ambientalista e un po' snob. È una realtà "partecipata" di turismo alternativo alla vacanza tradizionale, distante dal viaggiare inteso come semplice spostamento da un luogo ad un altro culturalmente orientato a scoprire luoghi ad alto contenuto naturalistico, storico e artistico. Parlano i numeri: in Italia ormai le vacanze in bici contano qualcosa come 50 milioni di presenze annue per un giro d'affari diretto di 6 miliardi e mezzo di euro. Un settore in forte espansione che rappresenta oggi circa il 5,5% dell'intero movimento turistico nazionale e che ha un valore potenziale stimato che potrebbe superare gli 11 miliardi di euro entro il 2033, con una crescita media annua che viaggia a ritmi del 10,9%. Uno scenario importante che ha visto il nostro Paese in tutti questi anni recuperare terreno nei confronti di altri Paesi Europei, soprattutto del Nord Europa. Gli Oscar del cicloturismo, i premi che da undici anni vengono assegnati alle migliori vie ciclabili e che sono andati in scena pochi giorni fa a Sanremo, raccontano perfettamente questo cambiamento: "L'Oscar del Cicloturismo ha agito su due fronti spiegava qualche tempo fa Ludovica Casellati l'ideatrice del premio -. Da una parte ha stimolato la presa di coscienza delle Regioni sull'importanza di investire in infrastrutture e servizi per il turismo lento; dall'altra, con la sua eco mediatica, ha acceso un riflettore sui territori e ha spinto sempre più persone a pedalare e a praticare una forma di turismo sostenibile. Le ciclovie premiate hanno così contribuito a rendere le regioni italiane più belle, attirando investimenti e creando nuove attività e posti di lavoro, dando ai giovani nuove opportunità nei loro territori di origine".
Quest'anno al primo posto si è classificata la Ciclovia del Trasimeno, un percorso di circa 58 km che corre intorno al lago omonimo e attraversa borghi sospesi, paesaggi d'acqua e natura protetta. Si parte da Passignano sul Trasimeno per poi toccare Tuoro sul Trasimeno, luogo della storica battaglia tra Romani e Cartaginesi, Borghetto, Castiglione del Lago uno dei "Borghi più belli d'Italia" fino a San Feliciano il "paese dei tramonti" e suggestivo porto dei pescatori e Torricella. Al secondo posto il Giro ad Anello del Gargano, 350 km, un itinerario panoramico che attraversa il promontorio pugliese toccando le spiagge cristalline di Mattinata, la spettacolare Vieste le storiche palafitte da pesca dei trabucchi e i borghi bianchi di Peschici e Rodi Garganico, il Lago di Varano e l'area di Lesina. Terza piazza alla Ciclovia Via del Mare, 470 km che scorrono da Locarno ad Albenga attraversando la parte orientale e meridionale del Piemonte. Dal Passo del Sempione si scende costeggiando il Lago Maggiore e il Lago d'Orta. Si attraversa la provincia di Novara e il Vercellese, pedalando tra canali storici fino ad entrare nel cuore del Monferrato e delle Langhe, passando per la città di Alba. Si prosegue verso sud toccando Mondovì, Ceva e Ormea, prima di valicare il confine ligure verso la costa per arrivare a destinazione finale. Terzo posto ex aequo per la Ciclovia Etruria, 430 km, attraversando l'entroterra laziale tra campi aperti, vie rurali e siti archeologici.
