nostro inviato a Pontida (Bg)
Le campane rintoccano mezzodì e lassù sul campanile il santo sente il vento. I reduci di Pontida ti raccontano che bisogna seguire lui per capire dove butta il tempo. Se guarda il monte si annuncia pioggia, a Est è bufera e a Ovest verrà la primavera e se mira verso il paese sicuramente il tempo regge, se invece sta in diagonale come adesso, tanto che sembra un alfiere sulla scacchiera? Allora, dicono, è semplice: sta ancora decidendo. Non bisogna mettere fretta agli apostoli. Se sei cresciuto nelle terre di "sancti benedicti", sotto Montecassino, lì dove il monachesimo è cominciato, l'abbazia di San Giacomo ti fa sentire un po' a casa anche se non sei lùmbard. È stata messa su dai benedettini, in questo caso cluniacensi, quindi di ispirazione francese, ma con il passare degli anni deve essersi immiserita, con pezzi di edilizia anni '60 che gli è cresciuta a fianco, clandestina. La facciata con le colonne neoclassiche e le bandiere del Sole delle Alpi davanti al portone di legno scuro non stonano più di tanto, un lenzuolo bianco con la scritta verde dice senza fronzoli: "Grazie capo, la tua storia vivrà sempre con noi". Il pratone è a meno di un chilometro e lì il Senatùr passerà con il carro funebre per l'ultimo saluto al suo popolo. Ci andranno a piedi, quando l'una è passata da poco, chiacchierando senza troppe pretese, perché la morte è comunque una cosa normale, raccontandosi tra di loro quelle volte, e non sono poche, che l'ultima pinta di birra lì ha fatti ciondolare, cantando, tra la giostra e il bar. Se la ridono, anche se hanno pianto davvero. Pochi notano che sulla finestra del refettorio c'è un manifesto per Gaz Il Senatùr ha passato buona parte della sua vita a segnare i confini del Nord, solo che i benedettini sfuggono a questa regola. Non hanno frontiere. I monaci dell'ora et labora, motto che in fondo da queste parti piace parecchio, hanno fatto l'Europa prima che l'Europa sapesse di esistere, e l'hanno fatta così, un monastero alla volta, una biblioteca alla volta, un chiostro alla volta, senza curarsi dei muri che i signori della guerra tracciavano e cancellavano a ogni generazione. L'abbazia di Pontida è figlia della stessa radice, fondata nel 1076 da Alberto da Prezzate, sta qui a contaminare la bergamasca con un'idea universale. Solo che poi tocca difendersi e la paura stringe l'orizzonte. Bossi ha scelto questa abbazia come prima scintilla contro l'impero. La piazza si chiama del Giuramento. Qui, secondo una tradizione tutta da verificare il 7 aprile 1167 i comuni lombardi giurarono alleanza contro il Barbarossa. La prima menzione documentata di quel giuramento risale al 1505, tre secoli dopo, ma le leggende funzionano così: non hanno bisogno di essere vere. È così che Pontida è diventata dal 1990 il luogo della Lega, qui Bossi ha sacralizzato la Padania e ha dato il via al suo ultimo viaggio. Quattro ragazzi seduti al bar che sfila lungo la strada provinciale non sembrano turbati dal via vai di gente con il fazzoletto al collo. Eh sì, certo che sanno della morte di Bossi. No, non sono più di tanto leghisti, ma non se ne fanno un problema. Sono cresciuti ascoltando i comizi che dal "pratone" arrivavano amplificati fino in piazza e questa storia in fondo ha fatto conoscere a tutti Pontida. Roba da influencer. Un allegro signore bergamasco è venuto fin qui, una decina di chilometri, in abito scozzese e cornamusa. È lui che suona la secessione per il Senatùr. William Wallace ha studiato a Paisley Abbey, pure questa benedettina. Cuori impavidi. Braveheart non era solo un film degli anni '90.
