Non sarà facile per la Procura di Roma ricostruire nei dettagli la story tra Sigfrido Ranucci e Valter Lavitola nelle sue (almeno) tre stagioni: story che inizia su fronti opposti, con Lavitola nel mirino delle micidiali inchieste di Report, evolve in un rapporto reporter-fonte, con Lavitola che si trasforma in gola profonda di Ranucci per altre inchieste, e sfocia in una amicizia così vera e profonda da resistere anche alla bordata che farebbe crollare il più solido dei matrimoni, il tradimento alla nitroglicerina organizzato chissà perché dall'ex direttore dell'Avanti e dalla sua colorita compagnia di canaglie. Qualunque liaison sarebbe evaporata all'istante. Invece ieri Ranucci ribadisce "non rinnego l'amicizia con Lavitola". E il giorno prima, nel suo monologo davanti ai pm romani, è Lavitola a spiegare che il giornalista anziché bloccargli il contatto continua a rispondergli, "ci siamo sentiti anche prima dell'interrogatorio, ci sentiamo tutti i giorni".
Capire come questo sia compatibile con il botto del 16 ottobre 2025 per i pm è essenziale: ma non sarà facile anche perché, come scrive ieri Selvaggia Lucarelli, "ad ogni intervista che rilascia, le parole di Ranucci rendono la vicenda più ambigua". Nessuno gli crede. Tranne Conte che insiste: "Lui è parte lesa, è partito il linciaggio". I passaggi non chiari iniziano già tre giorni fa, quando salta fuori che per i pm Lavitola è il mandante della bomba, e riappare la foto di Ranucci e Lavitola attovagliati: e il conduttore si precipita a spiegare di avere conosciuto Lavitola nel 2019 scavando su di lui, e cita tre inchieste di Report: la famiglia Berlusconi, Tarantini, i Canadair per spegnere gli incendi. Ma delle prime due negli archivi di Report del 2018 e 2019 non c'è traccia; c'è l'inchiesta sui Canadair ma non parla di Lavitola, che peraltro di aerei antincendio si era occupato solo di sfuggita e dieci anni prima. Quindi Lavitola - caso raro - dopo essere finito nel mirino di Ranucci riesce a disinnescare la minaccia e con un triplo salto mortale si trasforma dapprima in fonte di Report e poi in quello che - come dice Paolo Corsini, direttore approfondimenti Rai - bisogna chiamare se si hanno dei problemi con Report. Un ruolo che, secondo Corsini, tra i giornalisti romani era quasi di pubblico dominio.
Il bandolo di queste metamorfosi successive del rapporto Ranucci-Lavitola si potrebbe forse afferrare se Ranucci - dopo aver indicato pubblicamente, con buona pace del segreto professionale, Lavitola come fonte undercover - facesse un passo in più, e indicasse quali indagini di Report siano state alimentate in questi anni dalle rivelazioni di Lavitola. Rivelazioni confidenziali, perché di interviste al vulcanico amico di Ranucci non c'è traccia nelle puntate andate in onda.
