Piazza vuota e coperta corta. Il campo largo, al battesimo della prima manifestazione pubblica in vista delle Politiche, è una maionese impazzita. Fischi, flop e spaccature. L'ala centrista boccia la foto dei quattro (Bonelli, Schlein, Conte e Fratoianni, accompagnati dal sindaco di Napoli, Manfredi, e dal governatore campano, Fico) di piazza del Gesù. Filippo Sensi, senatore dem è perfetto nella sintesi: "Purtroppo Napoli era quello che in gergo si chiama an accident waiting to happen" commenta al Giornale. Rilancia Simona Malpezzi: "Senza il centro non andiamo lontano, serve anche Calenda".
Ernesto Maria Ruffini ricorda: "Se ci si affeziona a una foto ricordo si arriva a pensare che non abbiamo bisogno di tutti gli altri".
Sono più le voci contro che quelle a favore. Matteo Renzi infila il dito nella piaga: "Il campo largo Pd/M5S/Avs non basta per vincere. Serve anche una componente riformista. Spostare sempre più a sinistra la coalizione non funziona: ci sarà sempre qualcuno più a sinistra, come dimostra Potere al Popolo".
È l'ora della riscossa degli esclusi. Enzo Mario (Avanti-Psi) si smarca: "Il tema non è chi sale sul palco ma cosa vogliamo fare". E sulla manifestazione di Napoli scoppia la rissa (social) tra Carlo Calenda e Riccardo Magi. "Poche persone in piazza, contestazioni di tutti i generi, dai disoccupati organizzati a potere al popolo, e Riccardo Magi imbucato sotto il palco per far vedere che esiste - attacca su X Calenda. "Buongiorno fenomeno! - esordisce, come risposta, Magi -. Spieghiamo le cose per bene. Tu, in base alla legge, dovresti raccogliere le firme per presentarti alle prossime elezioni. Allora hai inciuciato con il centrodestra in commissione per farti fare un emendamento per avere l'esenzione". Conte, Schlein e Fratoianni rimediano i fischi dall'ala radicale della sinistra e i malumori della "nascente" gamba centrista.
Sembra il modello del "ma anche" di Walter Veltroni che scontenta tutti. Centro e ali. A Napoli la serata del campo largo inizia con la pesante contestazione del partito Potere al Popolo, la frangia più a sinistra della sinistra. Urla e fischi contro Schlein, Fratoianni e Bonelli. E soprattutto contro il primo cittadino Gaetano Manfredi costretto a rinunciare al discorso. Potere al Popolo incamera tutto il mondo dei centri sociali e dei disoccupati. Oltre la fronda pro Pal che non vuole amici di Israele in coalizione.
Il campo largo non è in grado di sciogliere nodi. Sulla giustizia? Bonafede o Renzi? Travaglio o Sansonetti? E sulla politica estera? Guerini (con Israele e Ucraina) o Fratoanni (con Putin e Palestina)? Sul lavoro? Landini o Boschi? Il dilemma del campo largo si è visto tutto nella piazza di Napoli.
Da un lato disoccupati, centri sociali e Potere al popolo in assetto di guerra. Dall'altro, i riformisti esclusi dal palco. Ma dalla piazza di Napoli viene fuori la debolezza di Elly Schlein contro i cacicchi. Vincenzo De Luca tuona contro i quattro ma la segretaria non lo molla. Per un motivo semplice: il pacchetto di voti dello sceriffo serve per le primarie del centro-sinistra. Schlein teme che De Luca vada a finire tra le braccia di Giuseppe Conte che non aspetta altro".
