Sinistra moderata in silenzio elettorale. Quelli che aspettano il passo falso di Elly

Scritto il 23/03/2026
da Pasquale Napolitano

Gentiloni, Delrio, Renzi: una corsa in sordina con sguardo alle primarie

Per trovare una dichiarazione in favore del No al referendum di Paolo Gentiloni, leader ombra della cordata moderata anti-Schlein nel Pd, occorre andare indietro al 18 febbraio scorso. Negli studi de La 7 - l'ex commissario Ue consegnava alla giornalista un lapidario: "La questione non mi appassiona, voterò No". Una frase tirata più che pronunciata per convincimento politico. In effetti, poi da quel giorno, Gentiloni, indicato dall'ala centrista del campo largo come il candidato naturale per la premiership alle primarie, si è inabissato. Scruta e attende, dal suo ufficio di Bruxelles, il passo falso di Schlein. Che potrebbe aprire la prima verifica politica sulla linea della segretaria tre anni dopo la vittoria del congresso. Si muovono i suoi in Italia, che preparano il terreno e marcano la distanza dalla segretaria. Filippo Sensi, Enzo Amendola e Lia Quartapelle. Anche se quest'ultima, stuzzicata dall'idea di una corsa a sindaco di Milano, è stata l'unica a fare campagna elettorale per il No. L'esito del referendum sulla giustizia diventa un banco di prova per l'ala moderata, per testare la tenuta politica di Schlein. Il silenzio dei moderati è diventata l'arma per portare la segretaria a sbattere. Un altro leader dei riformisti, Graziano Delrio, che si è visto poco in giro alle iniziative di partito per il No, alla domanda su come voterà avrebbe confidato agli amici: "Seguo la linea del partito ma non sono un fan del No". Reduce dall'umiliazione sul Ddl antisemitismo, il partito l'ha smentito in Aula, Delrio tifa (in silenzio) per la vittoria del Sì. Un tifo per convinzione e per opportunità. La convinzione nasce dal fatto che la separazione delle carriere è stata una battaglia del Pd riformista (ai tempi di Renzi). La vittoria del Sì si trasforma nell'opportunità di mettere in difficoltà Schlein e la sua linea appiattita sui movimenti pro-Pal. Nel correntone dei moderati silenziosi merita il posto d'onore Matteo Renzi. Il leader di Italia Viva gioca su due tavoli. Il silenzio è utile a non rompere il patto con Elly Schlein per le Politiche. Il Fatto Quotidiano, giornale vicino al M5s, spara il volto di Renzi in prima pagina tra i sostenitori del Sì, provando a creare qualche difficoltà alla segretaria. Ma dietro il silenzio si nasconde anche il tentativo dell'ex sindaco di Firenze di sedersi al tavolo dei moderati del campo largo per giocare le sue fiches. Renzi non è un gentiloniano ma una Schlein meno forte gli darebbe più carte da giocare nella trattativa con la segretaria Pd. Nella strategia dei moderati di sinistra c'è anche un calcolo squisitamente elettorale che potrebbe ritornare utile sia alle primarie del campo largo che al voto per le Politiche. Esiste una maggioranza silenziosa che promuove la riforma sulla Giustizia varata dal governo Meloni e potrebbe trovare nel costola moderata della sinistra un interlocutore. Tra i moderati (vicini al Pd) che giocano la partita nella partita ci sono due sindaci: Silvia Salis e Gaetano Manfredi. La sindaca di Genova si è pronunciata (a domanda) per il Sì. Ma le uscite pubbliche a iniziative si contano sulle dita della mano. In questa fase Salis non vuole compromettere il rapporto con Schlein ma non rinuncia al suo progetto: esser pronta quando si dovrà cambiare leader nel Pd, con una virata verso il centro. Gaetano Manfredi, sindaco di Napoli, si è visto poco in giro per la campagna elettorale per il No. Ha un rapporto molto buono con la premier Meloni e con il governo i dossier aperti sono tanti. A cominciare dall'America's Cup. Però il silenzio di Manfredi non si inserisce nel quadro delle relazioni istituzionali ma nella partita per soffiare alla Schlein la leadership del campo alle primarie. Provando a provare a suo sostegno il correntone moderato. C'è un solo dubbio sul suo nome. E arriva da Matteo Renzi.