Non accenna a placarsi lo scontro politico sulla Biennale targata Pietrangelo Buttafuoco. E ad alimentare una nuova fiammata di polemiche ci pensa il vicepremier e ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini. Il leader della Lega ha infatti visitato anche i padiglioni della discordia (russo e israeliano) nel suo giro ai Giardini dell'Arsenale. E con le migliori intenzioni, tra l'altro, visto che davanti ai cronisti presenti ha subito spezzato una lancia in favore dell'autonomia dell'arte rispetto alla politica. "Godiamoci l'arte e godiamoci gli artisti, al di là delle bandiere e dei boicottaggi", è la sua esortazione che suona come uno slogan in favore dello stesso presidente dell'istituzione culturale veneziana. Che infatti cita apertamente, dimostrando da che parte si piazza nella querelle che vede contrapposti i due amici-nemici il ministro Giuli e il presidente della Biennale sull'opportunità o meno di invitare gli artisti russi a questa edizione dell'esposizione. "Buttafuoco ha ragione - spiega il vicepremier - l'arte come lo spot deve essere esente dai conflitti". Scelta diversa è quella fatta dal sindaco del capoluogo veneto Luigi Brugnaro che rinuncia alla visita dal Padiglione russo "per non alimentare ulteriori polemiche".
Durante la sua presenza nel padiglione russo Salvini ha voluto ricordare il conflitto che da quattro anni insanguina l'Ucraina. "La mia speranza - commenta - è che dopo quattro anni di morti e di sanzioni si vada al tavolo e sia la diplomazia a decidere e chiudere il conflitto". E chiude poi con una nota di ottimismo: "Penso che l'arte e la Biennale servano a ravvicinare. Il fatto che padiglioni di Paesi attualmente in conflitto siano aperti è un bel segnale".
Il conflitto non accenna a placarsi nemmeno all'interno della squadra di governo a una settimana dal Consiglio dei ministri che fu caratterizzato dalla lite tra Giuli e Salvini sulle sovrintendenze. Lite a cui ha fatto seguito l'intervento del ministro della Cultura su Sky Tg 24 giovedì che tra l'altro commenta la frase di Salvini sulla sua assenza alla Biennale ("gli assenti hanno sempre torto"). "Quando ho visto quel post - aveva detto Giuli - l'ho frainteso e ho pensato: è Salvini che fa autocritica. Dopodiché ho capito che non era un'autocritica sul fatto che sta poco al suo ministero".
Una dichiarazione che inevitabilmente irrita Salvini e la Lega, si commenta in ambienti della maggioranza. Il vicepremier a quel punto risponde inserendo nella chat del Cdm la dichiarazione del ministro della cultura a Sky, così come riportata dalle agenzie che avevano ripreso l'intervista. Con l'aggiunta di un commento. Un botta e risposta irrituale che sorprende molti esponenti del governo e - si vocifera - irrita non poco la premier Giorgia Meloni.
Spettacolo, quello offerto dalla lite Giuli-Salvini, considerato dal vicepresidente di Italia viva, Davide Faraone, "senza precedenti" e che dimostra quanto il governo della Meloni "sia alla frutta". Mentre il capogruppo dem della Commissione Affari europei della Camera, Piero De Luca, sottolinea: "Il governo, che esprime il presidente della Biennale aveva il dovere di aprire un confronto serio e assumere una posizione chiara. Invece ha agito con strappi, personalismi e scaricabarile".
