Non siete del mondo, ma io vi ho scelti dal mondo. ||| Nella luce della vita nuova, dell’intimo rapporto con Lui e dell’operosa fecondità prospettata nel discorso di addio, i discepoli assaporano la dolcezza della loro condizione di figli, fratelli e amici, ma rischiano di illudersi. Diventa allora necessario un altro richiamo del Maestro: quello della condizione di servi nei riguardi del loro Signore. «Se il mondo vi odia, sappiate che prima di voi ha odiato me». Il capo di accusa nel processo contro i discepoli sarà ancora una volta la parola di Gesù, che, annunciata e testimoniata con la vita, susciterà l’odio e la persecuzione del mondo. La luce di Cristo, attraverso i discepoli, continuerà però a brillare nelle tenebre, e queste, per odio, faranno di tutto per soffocarla. «Voi non siete del mondo, ma io vi ho scelti dal mondo». Sant’Agostino, commentando questo passo evangelico, dice: «Anche i discepoli erano nel mondo e ne furono scelti perché non ne facessero più parte; furono scelti non per i loro meriti, perché non avevano precedentemente compiuto alcuna buona opera, ma per una gratuita concessione: non trovò già buoni quelli che scelse, ma li fece buoni scegliendoli». Queste sono le meraviglie di Dio: il suo mistero ci avvolge e insieme ci responsabilizza, per essere a nostra volta suoi strumenti per i fratelli. È chiaro che quando un cristiano rinuncia ai propri principi e scende a compromessi, non dà più fastidio a nessuno con la sua fede e non sarà odiato dal mondo, anzi sarà considerato un amico. Il vero cristiano invece passa attraverso la prova: egli, come dice Gesù, non può essere più grande del suo Maestro. «Se hanno perseguitato me, perseguiteranno anche voi». Questo significa che non ci sarà per lui una vita facile, senza contrasti a causa della fede. Il cristiano ha il compito di testimoniare che il futuro e la felicità dell’uomo si raggiungono solo nell’amore che fa dimenticare se stessi e giunge fino al sacrificio, ad imitazione di Cristo, suo Signore.