Si è tenuto oggi, 18 marzo, a Roma l’evento “Oggi chi è mio prossimo”, promosso dal Consiglio delle Conferenze Episcopali d’Europa (CCEE), dalla Conferenza Episcopale Italiana (CEI) e dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), durante il quale sono stati presentati alcuni dati del Secondo Rapporto Europeo sullo stato dell’equità in salute (HESRi2).
“La salute non può essere un lusso per pochi, ma è una condizione essenziale per la pace sociale”, ha sottolineato Papa Leone ricevendo in udienza i partecipanti al Convegno. “Una copertura sanitaria universale – ha evidenziato – non è soltanto un obiettivo tecnico da raggiungere, è prima di tutto un imperativo morale per le società che vogliono definirsi giuste. La tutela e la cura della salute devono essere accessibili ai più vulnerabili, perché ciò è richiesto dalla loro dignità e anche per evitare che un’ingiustizia diventi seme di conflitti”.
“I virus ed i batteri non conoscono frontiere o dazi doganali; così come non riconoscono i brevetti industriali”, ha affermato il Card. Matteo Zuppi, Presidente della CEI, ricordando che “la cura della salute è molto più globale di quanto si possa immaginare”. Questa visione, oltre a superare i confini della medicina, va ancora oltre in quanto si intreccia con il destino dei popoli: “la pace dei popoli – ha scandito – passa dal riconoscere la dignità di ogni vita umana, fin dal suo manifestarsi”.
“In vario modo – ha quindi aggiunto – come Conferenze Episcopali nazionali siamo la voce di quella parte della popolazione più vulnerabile, quella malata, quella ferita, dove alcune ferite psichiche, e penso alla guerra, penso ai bambini, resteranno per sempre cicatrici indelebili, più nella mente che nella pelle”. Da qui l’impegno a “compiere ogni sforzo, e in questo è compresa l’insistenza della preghiera, per la realizzazione della pace nei nostri territori e nel mondo intero”, ha detto il Presidente della CEI incoraggiando “a guardare con speranza, con fiducia, con grande operosità alle vite che nascono perché il loro futuro si colloca nel nostro presente”. Secondo il Card. Zuppi “occorre guardare insieme ad un progetto condivisibile, e noi lo stiamo facendo: conoscerci, oggi, per riflettere sulle uguaglianze fondamentali della comune umanità e sulle disomogeneità e diseguaglianze dei sistemi e servizi sanitari dei diversi Paesi europei”. Perché, ha rilevato, “le differenze rappresentano un pregio e se ben vissute un reciproco arricchimento, mentre le diseguaglianze fondano e alimentano l’ingiustizia”.
È proprio rispetto a questo crinale – tra vulnerabilità concrete e disuguaglianze strutturali – che Mons. Giuseppe Baturi, Segretario Generale della CEI, ha ricordato l’impegno della Chiesa cattolica “nel promuovere l’umanizzazione delle cure e affermare il diritto di ciascuno ad essere curato”. Un compito che diventa decisivo soprattutto laddove le fragilità rischiano di tradursi in esclusione dall’accesso alle cure. Ecco allora che il principio della Copertura Sanitaria Universale ha “una dimensione etica importante”. “La salute va tutelata senza alcuna discriminazione di etnia, di appartenenza religiosa, di cultura o di capacità economica”. Perché, ha ammonito, “l’essere umano va rispettato e va curato in quanto tale”. Facendo riferimento alla “universalità della cura” e alla “sacralità primordiale della vita umana”, Mons. Baturi ha ripetuto che “tutte le vite meritano di essere vissute, non ci sono frammenti di vita che non meritano di essere vissuti”, e “tutti gli uomini meritano l’azione di cura e la nostra stessa compassione”. “Ne va – ha scandito – della nostra democrazia”. Secondo il Segretario della CEI, occorre “dare non ha voce, chi non ha più voce, chi non ha ancora voce, unendo sempre anche la promozione umana ed evangelica, indisgiungibili per la dignità umana, come condizione fondamentale affinché le nostre società siano veramente giuste”.
Nel corso della giornata è emersa una visione integrale della salute, che tiene insieme dimensione clinica, sociale e umana.
“Il contributo della Chiesa per la ricostruzione dell’Europa in prospettiva cristiana passa anche da una giusta ripresa sociale ed economica, lavorando insieme a popoli e governi europei, a una ripartenza dell’Europa che non lasci indietro nessuno”, ha detto da parte sua Mons. Gintaras Grušas, Presidente del CCEE, per il quale “il primo passo per una giusta ripresa è investire sulla famiglia e sulla difesa della vita umana”.
“È necessario – ha osservato – prendersi cura delle giovani generazioni, protagoniste e non spettatori della ripartenza; prendersi cura delle realtà sociali più fragili, di poveri e migranti, dei malati e di quanti li assistono, perché sia offerta a tutti una vita dignitosa. Non ultimo, prendersi cura dell’ambiente che ci circonda, partendo da una profonda conversione ecologica a cui ci ha richiamato Papa Francesco nella Laudato Si’”.
“Noi crediamo ad una Europa che sia una famiglia solidale, sussidiaria, rispettosa dei diversi popoli, sapendo che il Vangelo continua ad essere contributo inesauribile per edificare una Civitas terrena che non sia ripiegata e implodente, ma aperta oltre sé stessa, con i piedi sulla terra e lo sguardo al Cielo”, ha concluso Mons. Grusas.
Hans Henri Kluge ha infine richiamato il valore della salute come spazio di dialogo anche nei contesti più difficili: “in un tempo di guerra la salute rimane uno dei tavoli attorno al quale è possibile sedersi e dialogare sulla base delle universalità”. Perché, ha concluso, “la sanità è un ponte resiliente: se tuteliamo la salute tuteliamo la pace”.
Alla sessione pubblica, che si è svolta alla Pontificia Università Lateranense, sono intervenuti anche il biblista Stefano Vuaran, Orazio Schillaci, Ministro della Salute del Governo italiano, Alberto Siracusano, Presidente del Consiglio Superiore di Sanità, Chris Brown, Head WHO European Office for Investment for Health and Development.