Mps verso il cartellino rosso a Lovaglio

Scritto il 23/03/2026
da Camilla Conti

Oggi al cda la decisione di togliere le deleghe, il precedente di Cirinà a Generali

Dopo la discesa in campo di Luigi Lovaglio il clima interno al board del Monte dei Paschi si è fatto incandescente. Secondo indiscrezioni raccolte da il Giornale, il cda si riunirà oggi per decidere se esonerarlo, togliendogli le deleghe nel tentativo di impedirgli di condurre la campagna elettorale da amministratore delegato in carica. Nel frattempo, il patron di Plt holding, Pierluigi Tortora, all'agenzia Aska ha rivendicato l'autonomia della scelta escludendo che dietro ci sia l'attuale presidente di Mediobanca, nonché ex dirigente Jp Morgan, Vittorio Grilli, come riportato ieri da questo quotidiano. Ebbene, le nostre fonti riferiscono che il piano della terza lista presentata sabato dalla Plt della famiglia Tortora punterebbe a sostituire l'attuale candidato presidente inserito nella rosa, Cesare Bisoni, proprio con Grilli una volta completata l'incorporazione di Mediobanca. Voci che rendono, dunque, ancora più marcata la sua impronta lasciata sulla lista Lovaglio. Del resto, la stessa scelta di Bisoni appariva già quantomeno rischiosa considerando che ha 81 anni (Lovaglio ne ha 71), e che il completamento della fusione tra Mps e Piazzetta Cuccia, con il successivo delisting dell'istituto milanese, è un'operazione lunga e complessa.

Ma oltre all'ombra di Grilli che si agita sullo sfondo, oggi si discuterà se Lovaglio potrà rimanere amministratore delegato - dopo aver accettato di candidarsi per un altro mandato in seguito a una proposta concorrente di un azionista di minoranza valutando una serie di elementi. Il primo riguarda i tempi: perché se per preparare l'elenco del cda sono servite ben 22 riunioni del Comitato nomine avvalendosi di una serie di consulenti esterni, anche legali, va chiarito come e soprattutto quando Plt ha iniziato a comporre la sua rosa inserendo la ricandidatura di Lovaglio. Non si tratta di dettagli irrilevanti, alla luce delle ricadute dell'inchiesta sul presunto concerto per scalare Mediobanca, e considerando che lo scorso 19 marzo il banchiere si è presentato alla conferenza di Morgan Stanley e alla domanda di un investitore sulla governance aveva risposto di non poter commentare aggiungendo che il piano industriale sarà «molto difficile da modificare». Lo ha detto mentre stava già lavorando alla lista con la famiglia Tortora? In questo caso non avrebbe dato al mercato un'informazione corretta. Secondo punto: la sua mossa, che sarebbe stata presa senza informare il board del Monte, rischia di destabilizzare la banca senese con effetti di forte preoccupazione anche tra i dipendenti del gruppo. Terzo punto, forse il più dirimente: le deleghe di Lovaglio potrebbero essere ritirate evocando un precedente. Quello del marzo 2022 quando le Generali licenziarono Luciano Cirinà, candidato alla carica di amministratore delegato proposto dalla lista presentata ai tempi dal gruppo Caltagirone con il piano Awakening the Lion. La decisione venne presa dal cda di Trieste per violazione degli obblighi di lealtà e grave violazione di altri obblighi previsti dal contratto di lavoro'.