Assolto per non aver commesso il fatto. Raul Esteban Calderon, alias Gustavo Alejandro Musumeci, killer su libro paga dei narcos romani, non avrebbe ucciso Fabrizio Piscitelli, "Diabolik", capo ultrà e, soprattutto, trafficante di droga. Condannato in primo grado all'ergastolo per omicidio premeditato, secondo la Corte di Appello di Roma le prove contro Calderon non sono sufficienti. Il filmato dell'agguato al Diablo in via Lemonia, al Parco degli Acquedotti, il 7 agosto 2019 non è ritenuto probatorio.
Le immagini, poco chiare, sono inutilizzabili anche per la polizia scientifica. Per lui la Procura generale aveva chiesto la conferma del carcere a vita con l'aggravante del metodo mafioso. Nel video Piscitelli è su una panchina con accanto la sua guardia del corpo. Poi un runner si avvicina e spara continuando a correre. La qualità non permetterebbe di identificare Calderon nel killer. Ci sono poi le intercettazioni nell'ambiente dei narcos albanesi di stanza a Monte Spaccato, portate in giudizio come una confessione. "L'argentino ha ammazzato Diabolik, lo sa tutta Roma". Anche queste insufficienti per confermare l'ergastolo. A inchiodarlo, si fa per dire, il verbale della sua ex compagna, una supertestimone oggi collaboratrice di giustizia, Rina Bussone. La donna racconta in Procura che il suo uomo le aveva confessato il delitto, eseguito con una pistola, una 9x21 parabellum, da lei rubata durante una rapina in una gioielleria. Arma che non è mai stata trovata. Non solo. Dagli spezzoni del video la Bussone riconosce maglietta e pantaloncini indossati da Calderon. Per i magistrati di secondo grado, però, la teste non è pienamente attendibile. Tutta un'altra storia, invece, l'accusa di aver ucciso, il 20 settembre 2020 sulla spiaggia di Torvaianica, Selavdi Shebai, narcos albanese detto Passerotto, per 150mila euro. Calderon viene condannato in primo e secondo grado all'ergastolo come esecutore, stessa pena per Giuseppe Molisso, "Barba", in concorso con lui.
Nel 2025 viene arrestato ad Abu Dabhi il mandante, l'albanese Altin Sinomati. Una carriera criminale di spessore quella di Calderon. Francisco, altro soprannome, si fa strada nella Roma criminale partecipando all'agguato dei fratelli Emanuele e Alessio Costantini, figli di "er Verdura", una spedizione punitiva a colpi di pistola avvenuta il 13 luglio 2021 nel quartiere Alessandrino. Dagli investigatori è considerato il braccio armato dei trafficanti di armi e droga che fanno capo a Giuseppe Molisso e a Leandro Bennato, "il Biondo". Un gruppo ("questi so' brutti brutti" dice, intercettato, Massimo Carminati) che dal 2018 si contende la piazza della capitale con il clan di Michele Senese, "o Pazzo", di Afragola, impiantato da più di trent'anni al Casilino. Secondo un'altra indagine sui nuovi re di Roma, usciti allo scoperto dopo "Mafia Capitale", Calderon avrebbe "spinto" montagne di cocaina appena sbarcata in Italia. Dieci chili in un caso, altri 15 ad Anthony Molisso, fratello del Barba, tre chili a un uomo di Alessandro Capriotti, "il Miliardero", ancora altra droga a Vincenzo Vallante, "Bambo", altri quattro chili a Emanuele Selva, "er Facocero". Insomma, da narcotrafficante di livello a killer sanguinario, almeno secondo le indagini di polizia e carabinieri. Sul caso Diabolik, dunque, tutto da rifare.