I figli del rabbino perquisiti in un negozio. Denunciato il vigilante

Scritto il 10/07/2026
da Paola Fucilieri

Doppio episodio: "Umiliati". Finisce nei guai anche la titolare

Venerdì sera, tre bambini piccoli undici, nove e tredici anni figli di un rabbino della Comunità Ebraica milanese, entrano in un negozio della catena "Action" in via Lorenteggio. Non rubano nulla, non nascondono nulla. Cercano semplicemente qualcosa da comprare e, non trovandolo, escono a mani vuote. All'uscita vengono fermati, perquisiti in maniera eccessivamente approfondita, umiliati. Tanto "zelo" da parte della guardia giurata, forse solo perché riconoscibili come ebrei osservanti visto che tutti e tre indossano il tipico copricapo circolare, la kippah?

Viene da chiederselo visto quel che accade la sera dopo quando tocca al figlio maggiore, 27 anni, padre di famiglia, accompagnato dalla moglie incinta e dal loro bimbo di due anni nel passeggino. Anche lui non acquista niente. E all'uscita la stessa guardia un nordafricano lo perquisisce in modo aggressivo e umiliante. Quando l'uomo, incredulo, chiede: "Mi vuoi anche spogliare?", la risposta è agghiacciante: "Potrei anche farlo".

A quel punto il giovane scoppia a piangere. E inizia a filmare con il telefonino. Chiede della responsabile. Arriva una donna che invece di scusarsi chiude letteralmente la porta e pretende che cancelli il video. Lo trattiene contro la sua volontà. Lui singhiozza, terrorizzato, mentre la moglie incinta assiste a quell'orrore. "Mi sono sentito come una donna stuprata" ammetterà più tardi.

Intanto, mentre è ancora in balia dei suoi "sequestratori", chiama al telefono un amico che vive in zona chiedendogli di aiutarlo e di avvertire le forze dell'ordine. Sul posto arrivano i carabinieri della stazione di Porta Genova. E il 27enne sporge denuncia contro la guardia giurata e la responsabile del negozio per minacce, sequestro e intimidazione a sfondo razziale.

L'imprenditore Walker Meghnagi, attuale presidente della Comunità Ebraica di Milano, definisce l'accaduto per quello che è: "un abuso intollerabile". Quei ragazzi, quella famiglia, si sono sentiti violentati. La parola non è eccessiva: è la sensazione di chi viene trattato non come un cliente, ma come un sospetto solo per il proprio aspetto, per la propria identità.

"Questa - dice - non è più una semplice questione di sicurezza nei negozi. È un segnale devastante di quanto sia cambiato il clima in questa città. Milano, la città della Resistenza, la città che ha sempre fatto dell'accoglienza e del rispetto i suoi valori fondanti, sta diventando un luogo dove una famiglia ebraica con bambini piccoli ha paura di entrare in un negozio. Dove un uomo con la kippah viene trattato come un criminale. Dove la dignità viene calpestata senza alcuna conseguenza apparente. È inaccettabile. È vergognoso. È un campanello d'allarme che nessuno può permettersi di ignorare".

E aggiunge: "Il Bronx, come lo ha definito qualcuno, non è un modo di dire. È la sensazione di degrado, di perdita di controllo, di regole che valgono solo per alcuni. Non possiamo accettare che in una grande città europea del 2026 una famiglia ebrea si senta insicura per strada, nei negozi, nella vita quotidiana. Non possiamo accettare che dopo quanto già accaduto in altre situazioni dall'Autogrill in poi si continui a far finta di niente. Perché se oggi tocca a loro, domani toccherà a qualcun altro. E quando la paura diventa abitudine, la civiltà si è già arresa".

I bambini ricorderanno per sempre quel venerdì sera in cui sono stati perquisiti senza motivo. Il 27enne ricorderà per sempre la vergogna e il terrore provati davanti alla moglie incinta e al figlio piccolo. E noi tutti dovremmo ricordare che quando la dignità di uno viene calpestata, è la dignità di tutti ad essere ferita.