«La Russia sa bene che gli americani continuano ad armare l'Ucraina. Ma è convinta che Washington voglia la pace a differenza degli europei». Al vertice Nato ad Ankara il portavoce di Putin, Dmitry Peskov, attacca la Ue nonostante la promessa di Trump di concedere la licenza a Kiev per costruire i Patriot. Per il Cremlino Trump è ancora fra i «buoni» mentre i Paesi europei fra i «cattivi» guerrafondai, con il solo scopo di infliggere una sconfitta a Mosca. D'altro tono la reazione sovietica sugli impegni assunti dalla Nato al vertice, visti come «irresponsabili» specie per la decisione di destinare 140 miliardi di dollari di aiuti all'Ucraina in due anni.
Intanto cresce il gelo fra Mosca e Roma alla decisione di «cacciare» le due spie russe dall'Italia. Mikhail Vasilyevich Astakhov e Ivan Petrovich Gorbachev dovranno lasciare Roma entro tre giorni. Lo ha comunicato ieri il segretario generale della Farnesina Riccardo Guariglia all'ambasciatore russo Alexey Paramonov. Immediata la replica di Mosca. «La Russia fornirà una risposta adeguata», il commento del ministro degli Esteri Sergej Lavrov. «Una ritorsione priva di senso. I militari espulsi facevano danno alla sicurezza nazionale, hanno compiuto atti di spionaggio» spiega il ministro Antonio Tajani. Insomma, la Russia reagisce minacciando nonostante le prove che i funzionari in servizio nella capitale, con immunità diplomatica, facevano attività di spionaggio pagando informazioni riservatissime agli ex agenti dell'Aisi arrestati, Gavino Raoul Piras e Vincenzo Di Pasquale.
Tutto documentato in un anno di intercettazioni ambientali, pedinamenti, foto e filmati del Ros dei carabinieri. In un incontro su una panchina di Santa Marinella, tanto per citarne uno, Mikkail Vasilyevich chiede allo spione sardo informazioni scritte su un foglio di carta sui Samp-T, i missili a lancio verticale forniti dall'Italia all'Ucraina. Pizzino poi sequestrato in casa di Piras con altre richieste degli 007 russi ai «colleghi» italici. Come sull'efficacia delle strutture nucleari iraniane, piani di acquisto di missili a lungo raggio, riarmo. Fermo il ministro Tajani: «Il governo italiano ha deciso di espellere due addetti militari dell'ambasciata della Federazione Russa responsabili delle attività di spionaggio emerse nell'inchiesta della Procura della Repubblica di Roma. Mosca continua a usare le sue armi ibride per attaccare l'Occidente e l'Italia. Un'ingerenza grave e inaccettabile per le istituzioni italiane e la sicurezza nazionale» scrive. La risposta sovietica arriva su Telegram, la piattaforma russa in grado di secretare le chat. «L'Italia non dispone di figure come il presidente russo Putin e il suo ministro degli Esteri Lavrov - posta l'ambasciatore Alexey Paramonov - Il 9 luglio sono stato nuovamente convocato alla cosiddetta Farnesina. A differenza di altri luoghi romani, qui, come sempre, non avviene nulla di buono. L'eminenza grigia della diplomazia italiana, il segretario generale Riccardo Guariglia, espellendo dal Paese il maggior numero possibile di diplomatici russi vorrebbe limitare al massimo l'influenza della Russia in Italia. Questo è impossibile. La Russia può contare su esponenti della statura di Putin e Lavrov. L'Italia non dispone di figure di tale levatura. Possiamo solo auspicare che tornino a emergere anche qui, per restituire all'Italia l'autonomia e il prestigio di cui godeva un tempo anche negli affari esteri».
«La Russia può fare tutte le ritorsioni che vuole, ma si tratta di vendette, non di azioni di tutela della sicurezza russa. Devono dimostrare che coloro che espelleranno sono delle spie. Noi abbiamo espulso spie che corrompevano, una scelta basata sui fatti, e quindi in Italia non ci possono stare. La loro è una scelta politica, del tutto infondata» chiosa il vicepremier.