Sono risaliti fino al 1787, nell'albero genealogico di Marco Rubio ed eccola emergere dagli archivi della diocesi di Casale Monferrato l'antenata piemontese, Catharina De Gioani, morta a 25 anni. Il segretario di Stato americano è visibilmente commosso quando alla Farnesina il ministro degli Esteri Antonio Tajani gli consegna i documenti della parte italiana della sua storia familiare, insieme al presidente del Piemonte Alberto Cirio che ricorda come "in questa regione è nata la storia d'Italia" e al sindaco della cittadina dell'ava, Emanuele Capra. Ambedue lo invitano a venire in Piemonte, dicono che a Casale lo aspetta la cittadinanza onoraria. Lui promette, annuncia anche che farà un discorso in italiano, perché già lo capisce, visto che è simile allo spagnolo. D'altronde, è stato proprio Rubio a parlare del desiderio di ritrovare le radici piemontesi, quando era a Milano per le Olimpiadi.
Alla fine, arrivano i regali: una bottiglia di prezioso Barolo imbottigliato nella data di nascita di Rubio e per i figli una maxi Nutella, delizia di Alba. E lì la diplomazia dei piccoli gesti fa corposi passi avanti, sul terreno accidentato delle relazioni tra i due Stati ultimamente messe in crisi.
Certo, nel palazzo della Farnesina, prima della visita a Palazzo Chigi per vedere Giorgia Meloni, Rubio e Tajani hanno parlato della presenza americana in Europa e delle basi, di Iran, Venezuela e Cuba (l'altra patria del segretario di Stato americano), di Medio Oriente e della presenza italiana in Libano, però soprattutto si è rafforzata la sintonia tra due moderati cattolici, molto simili nel ruolo nei rispettivi governi, due personaggi che in privato parlano in spagnolo dandosi del tu e in pubblico in inglese, comunque si capiscono molto bene. Sulla terrazza del ministero degli Esteri Tajani racconta la storia dell'edificio all'amico americano, gli mostra il panorama di Roma, dallo Stadio olimpico, proprio accanto, fino alla cupola di San Pietro. E qui è inevitabile parlare dell'incontro "positivo" con Papa Leone del giorno prima, per ricucire dopo i clamorosi attacchi di Donald Trump.
Al di là dell'ufficialità, la seconda e ultima giornata di Rubio a Roma chiude il cerchio con l'atteggiamento distensivo e amichevole di chi vuole appianare le tensioni con la Meloni, come ha fatto in Vaticano il giorno prima. Né la premier né il Papa hanno fatto finta di niente, i colloqui sono stati franchi e diretti. Il repubblicano che non è Maga, si muove con passo felpato tra due elefanti come il presidente e il suo vice Vance, per rimettere insieme i cocci della cristalleria.
A Giorgia Meloni racconta del documento ricevuto sulle sue origini piemontesi, ai giornalisti spiega che le ha scoperte "nel 2017 quando Pbs trasmise Finding your roots". Quelle radici, forse, gli fanno guardare l'Italia in modo diverso.
Dopo il vertice Nato in Svezia a fine mese, con Tajani Rubio ha già un altro appuntamento. "Ci vediamo a giugno a Miami", si dicono i due capi delle diplomazie. Il business forum lo stanno organizzando insieme proprio nella città dove è nato Rubio, da immigrati cubani. Ma con un'antenata piemontese.