Altro che "assassini" e "molestatori", come hanno scritto sui muri di Genova, gli alpini sono campioni della solidarietà. I denigratori delle penne nere dimenticano che pure nel capoluogo ligure, dopo il crollo del ponte Morandi, sono arrivati gli alpini, su richiesta dall'allora sindaco Marco Bucci. Dal gesto di solidarietà è nata l'idea della novantasettesima adunata delle penne nere a Genova iniziata ieri con l'alzabandiera e poi l'omaggio alle vittime della tragedia.
Dal soccorso alle popolazione dopo terremoti e alluvioni, ai progetti per i più deboli fino alle iniziative in Africa e di pacificazione dove hanno combattuto, gli alpini preparano, ogni anno alla vigilia dell'adunata, il Libro verde della solidarietà.
I numeri del 2025 sono da capogiro: l'Associazione nazionale alpini ha donato direttamente 6,5 milioni di euro. A questa somma vanno aggiunte 2,59 milioni di ore di lavoro dei volontari, 10mila in più rispetto all'anno precedente. La comunità nazionale e quelle all'estero, con le sezioni nei rispettivi paesi, hanno beneficiato di contributi e opere degli alpini volontari "per un controvalore complessivo di oltre 90 milioni di euro".
Le donazioni sono andate a strutture per anziani e disabili, parrocchie, scuole, associazioni giovanili, missioni, centri culturali e associazioni sportive. A Genova, solo per elencare un tassello della solidarietà, sono arrivati in bicicletta, pedalando da una settimana, le penne nere del Gruppo ANA 8° Reggimento di Venzone. Gli alpini hanno consegnato un assegno di 6mila euro, raccolto dalla vendita di colombe e uova di Pasqua, all'ospedale Gaslini, che cura i più piccoli.
Lo scorso anno sono stati impegnati 12.600 soci dell'Ana, comprese 2.110 donne, nelle colonne mobili e nei nuclei di Protezione civile. Anche per i grandi eventi come i funerali di Papa Francesco, l'insediamento di Leone XIV e le Olimpiadi di Milano-Cortina. Non solo: il 6 maggio gli alpini hanno avuto un ruolo d'onore nel ricordo delle vittime del terremoto del Friuli-Venezia Giulia di mezzo secolo prima, dove sono stati fra i primi a scavare fra le macerie e ricostruire città e paesi. L'ultima realtà inaugurata due settimane fa è la struttura polifunzionale di Accumoli, in provincia di Rieti, per sostenere la comunità locale colpita dal sisma del 2016. Una palazzina su tre piani di 600 metri quadrati con un'ampia area esterna.
I pacifisti, quattro gatti di numero schierati ieri nel centro di Genova, neanche sanno che l'Ana è impegnata a costruire una parrocchia nel Nord del Mozambico infestato dai tagliagole jihadisti. E nella primavera del 1993, dopo averlo messo in piedi, hanno consegnato alla popolazione di Rossosh, in Russia, un asilo in memoria dei caduti nella ritirata del Don della seconda guerra mondiale. Per non parlare dell'Ospedale da campo dell'Ana, struttura d'emergenza aviotrasportabile che ha computo 40 anni.
Nel gennaio 2005 era rimasto operativo per sette mesi nello Sri Lanka in soccorso delle vittime dello Tsunami. E durante il Covid è stato il fulcro dell'ospedale allestito nelle Fiera di Bergamo, in soli sette giorni, per fronteggiare l'epidemia. Tutte iniziative nel percorso indicato dai reduci della prima guerra mondiale, che nel 1919 hanno fondato l'Associazione nazionale alpini. L'ultimo fiore all'occhiello sono i dodici campi scuola nazionali, sulle Alpi e gli Appennini, frequentati da oltre 600 giovani fra i 16 e 24 anni. Grazie alla parole d'ordine "Mettere il noi prima dell'io" i frequentatori hanno toccato con mano il mondo degli alpini ed i suoi valori come lo spirito di servizio. Non a caso il motto dell'adunata a Genova è "Alpini, faro per il futuro dell'Italia".