La fotografia uscita dall'Eurogruppo di ieri è quella di un'Europa ancora profondamente divisa sulle sfide economiche e finanziarie. Da una parte i Paesi che chiedono maggiore flessibilità e strumenti comuni per sostenere investimenti e competitività, dall'altra i governi più rigoristi che continuano a mettere al primo posto la sostenibilità dei conti pubblici.
Il peso dei Paesi cosiddetti Frugali si è fatto sentire anche sulla proposta avanzata dalla Spagna di creare un nuovo strumento comune di finanziamento attraverso l'emissione di bond europei fino a 850 miliardi l'anno. L'obiettivo di Madrid è introdurre un vero e proprio safe asset europeo (un titolo sicuro) , capace di rafforzare il ruolo internazionale dell'euro, abbassare i costi di finanziamento e favorire l'integrazione dei mercati dei capitali.
"Ciò che proponiamo è una maggiore efficienza al momento di emettere debito. Abbiamo calcolato che l'incremento di emissione congiunta che consentirà la nostra proposta permetterà un risparmio di 25 miliardi nell'insieme dell'Unione", ha spiegato il vicepremier spagnolo con delega all'Economia Carlos Cuerpo. Una proposta che guarda anche alle indicazioni del rapporto Draghi e che, secondo Madrid, consentirebbe soprattutto ai Paesi con maggior debito di liberare risorse per gli investimenti nazionali.
Tra i governi che hanno mostrato apertura c'è stata l'Italia. Fonti del ministero dell'Economia hanno chiarito la posizione di Roma: "Vediamo positivamente la proposta, pur nella difficoltà di proposte di questo genere nell'ambito dell'Ecofin e nell'ambito europeo". Un sostegno prudente, ma significativo, che conferma la linea di Giorgetti: maggiore capacità di investimento europea, senza però avventurarsi in fughe in avanti prive di consenso.
Netta, invece, la chiusura dei Paesi più rigorosi. "Quella sugli eurobond è una lunga discussione, di tanto in tanto tornano delle proposte in merito. Ma la risposta è sempre la stessa: no", ha avvertito il ministro olandese Eelco Heinen. Dalla Finlandia è arrivato un messaggio analogo: "Non è una soluzione, non è una nostra opzione", ha dichiarato Riikka Purra.
Anche dalla Commissione europea è arrivata soltanto una cauta apertura. "Restiamo disponibili a proseguire il dibattito più ampio sui safe asset europei", ha spiegato il vicepresidente Valdis Dombrovskis (in foto), ricordando però che eventuali emissioni comuni restano legate a programmi specifici del futuro bilancio pluriennale dell'Unione. La deroga al Patto di stabilità per le spese legate alla difesa, estesa dalla Commissione Ue anche agli interventi energetici, non ha invece suscitato particolare entusiasmo tra i ministri. Saranno i singoli Paesi a dover presentare i propri piani nazionali e Bruxelles dovrà valutarne la compatibilità.