Sono stati aggrediti mentre riprendevano alcuni stabili occupati dalla galassia anarchica nel quartiere Quadraro, periferia sud est di Roma. Erano impegnati in un servizio, come tanti colleghi, sul caso della morte dei due attivisti morti mentre fabbricavano un ordigno nel casolare del parco degli Acquedotti.
Nell'aggressione di ieri mattina a una troupe Rai, resa nota dalla stessa azienda, un operatore del TgR Lazio è finito in pronto soccorso bisognoso di cure e l'attrezzatura è stata distrutta. Per viale Mazzini "si tratta di un fatto inaccettabile che colpisce non solo i professionisti coinvolti, ma anche il diritto dei cittadini a essere informati. Ogni forma di violenza nei confronti di giornalisti e operatori dell'informazione è un attacco alla libertà di stampa e ai principi democratici". In una nota l'esecutivo Usigrai, il Coordinamento Cdr Tgr e il Cdr Tgr Lazio fanno sapere che "la memory card su cui erano registrate le immagini è stata ritrovata dopo qualche ora a terra da un giornalista della Tgr. Si tratta dell'ennesima aggressione a operatori dell'informazione, non è tollerabile che esistano zone dove i media non possono svolgere il loro lavoro, peraltro sulla pubblica piazza. Auspichiamo che l'autorità giudiziaria disponga rapidamente indagini su questa vile aggressione".
I giornalisti non sono mai i benvenuti ai cortei degli anarchici e degli antagonisti. Le telecamere danno fastidio ai militanti. E i cori rivolti alla categoria sono sempre gli stessi: "Giornalista terrorista". Tanto meno se si riprendono i loro immobili occupati. E l'aggressione di ieri è una "gravissima intimidazione alla libertà di informazione e al diritto di cronaca", dicono i componenti di Fdi della commissione Vigilanza Rai: "Si conferma la pericolosità di questi esponenti. Ci auguriamo che siano prontamente individuati i responsabili e condannati in maniera esemplare". Dura condanna anche dal M5s in Vigilanza: "L'uso della violenza non è tollerabile ne giustificabile, in nessun caso, men che meno verso chi sta svolgendo il suo lavoro per assicurare ai cittadini il diritto ad essere informati, men che meno da parte di chi si riempie la bocca della parola libertà". Una "violenza inaccettabile" la definiscono anche i dem: "Sono atti che non appartengono alla nostra democrazia".
L'episodio è un altro segnale di quanto la tensione sia alta nel movimento anarchico, su cui l'attenzione del nostro sistema di prevenzione è massima anche in vista della manifestazione del 28 marzo nella Capitale. Per l'azzurro Maurizio Gasparri "è indispensabile che le autorità facciano piena luce sull'accaduto e che chi si è reso protagonista di queste azioni ne risponda nelle sedi opportune". La Lega parla di un "clima sempre più intollerante che vorrebbe imbavagliare la voce libera dell'informazione". Gli inquirenti non escludono che i due anarchici morti nella fabbricazione della bomba - Sara Ardizzone e Alessandro Mercogliano - puntassero al vicino Polo anticrimine del Tuscolano che dista solo poche centinaia di metri dal casale in cui sono stati ritrovati senza vita. Al vaglio però ci sono anche altri possibili obbiettivi in zona: una caserma dei carabinieri nello stesso quartiere, ma anche il più lontano Cpr di Ponte Galeria. I centri permanenza e rimpatrio sono sempre un bersagli della lotta anarchica e antagonista contro le "deportazioni". La guardia resta alta in vista delle prossime settimane, quando il movimento ha annunciato una serie di iniziative a Roma a sostegno di Alfredo Cospito, detenuto al 41bis a Sassari. Il regime di carcere duro scadrà il 4 maggio. E il ministero della Giustizia dovrà decidere se prorogarlo o no.