L'ultimo applauso a Beccalossi: chiesa gremita per il funerale a Brescia

Scritto il 08/05/2026
da Redazione web

In chiesa molti suoi ex compagni di squadra dell'Inter e del Brescia, i cantanti Ruggeri e Max Pezzali, l'ex ct azzurro Prandelli. L'omaggio del presidente del Senato La Russa

Grande commozione a Brescia per il funerale di Evaristo Beccalosi, morto alcuni giorni fa a 69 anni. Quando il feretro è arrivato alla chiesa Conversione di San Paolo, c'erano la moglie Daniela, la figlia Nagaja ed Enrico Ruggeri, suo amico da una vita. Sulla bara sono state poste due maglie con il suo numero, il dieci: una dell’Inter, l’altra dell’Union Brescia. A celebrare la funzione religiosa don Marco Mori, responsabile pastorale giovanile della diocesi, e don Angelo Calorini.

A rappresentare l'Inter il vicepresidente Javier Zanetti, il ds Piero Ausilio e Francesco Pio Esposito. Ma ci sono anche tantissimi ex compagni nerazzurri: Bergomi, Bordon, Branca, Muraro, Pasinato, Scanziani, Beppe Baresi, Vecchi, Francesco Toldo e Lele Oriali. Per il Brescia l'allenatore Eugenio Corini, il capitano Davide Balestrero e il ds Andrea Ferretti. L'affetto per l'uomo prima che per il calciatore è trasversale: si scorge, infatti, anche un vessillo dei tifosi del Milan. Presente anche l'ex ct della Nazionale Cesare Prandelli.

"Ricordi? Sono tantissimi, viaggi fatti assieme, progetti, stupidaggini, cene. È morto uno dei miei fratelli", dice Enrico Ruggeri prima di entrare in chiesa. C'è anche un altro cantante a salutare il Becca, Max Pezzali.

"È stato un poeta del calcio", dice il presidente del Senato, Ignazio La Russa, dopo aver reso omaggio al campione. "Ha saputo infiammare la fantasia dei tifosi, non solo nerazzurri, con le sue serpentine e con i suoi goal realizzati con un sinistro chirurgico. Purtroppo è stato anche uno di quei grandi calciatori che non hanno avuto la fortuna di essere premiati in Nazionale ma rimane un simbolo indiscusso dell'Inter".

Alessandro Altobelli, grande amico di Beccalossi ed ex compagno al Brescia e all'Inter, non è riuscito a partire dal Kuwait per raggiungere l'Italia in tempo. Ha mandato un messaggio, letto da suo figlio Mattia: "Ciao Evaristo, compagno, complice, fratello, amico. Resterai un pezzo importante della mia vita. Eravamo due facce della stessa medaglia, bastava uno sguardo per comprenderci. Ti ho voluto bene, mi hai voluto bene. Poi l’ultimo dribbling che non mi aspettavo: hai scartato anche la vita, impedendole di toglierti la dignità".

"Io l'ho conosciuto di più come uomo che come calciatore - ricorda Gigi Maifredi ai microfoni di LaPresse - perché faceva parte della nostra compagnia e spesso veniva con noi a mangiare i venerdì, a giocare a carte, per cui io ricordo quello. Dopo da calciatore è la storia che dice che è stato un grande. L'unico suo cruccio è quello che non l'hanno tenuto da conto proprio in Nazionale, dove meritava di giocare per quello che aveva dimostrato. Però io adesso sto piangendo l'amico e non il giocatore", ha aggiunto l'ex tecnico di Bologna e Juventus.