Una materia tanto delicata quanto spinosa. Il Parlamento Europeo, in data 9 luglio 2026, ha dato parere favorevole a una norma che consente di scovare online chi si scambia materiale pedopornografico così da identificare e bloccare chi inoltra e fa girare foto e video legati ad abusi sessuali sui minori. Fin qui tutto ok, perfetto, legittimo (e meno male che sia così) ma il rischio è che, adesso, si dica addio alla privacy di normali conversazioni private tra gente per bene.
Cos’è “Chat control”
Non si tratta di un nome ufficiale ma i critici hanno coniato il termine di “Chat Control” riferendosi al provvedimento. Chat Control 1.0 è una deroga (temporanea) alla normativa Ue che tutela la riservatezza delle comunicazioni elettroniche (e-Privacy). “Chat Control 2.0”, invece, contiene il regolamento (permanente) contro gli abusi sessuali sui minori online. Per ora, la votazione ha riguardato Chat Control 1.0 con la richiesta di estendere la deroga fino all’aprile 2028 ma escludendo tutte quelle app e piattaforme dove vige la cosiddetta “crittografia end-to-end”.
Cosa viene escluso dal controllo
Dunque, questa norma di fatto esclude l’app di messaggistica istantanea più usata al mondo, WhatsApp, le cui chat sono protette dalla crittografia appena menzionata, ovvero quel è un sistema di sicurezza che protegge i dati trasformandoli in codice illeggibile sul dispositivo del mittente. Stesso discorso per iMessage di Apple che rimane fuori dal controllo mentre per Telegram il meccanismo non è così automatico.
Cosa può succedere
Ma torniamo all’argomento principale: scovare i criminali che scambiano foto e video pornografici sui minori così che la polizia postale possano individuare gli abusi, rimuovere il materiale dalla Rete e inviare la segnalazione agli organi competenti. Il vero punto dello scontro, ovviamente, non è su questo aspetto ma su un altro: i controlli degli algoritmi.
Infatti, se questi operano controllando foto e video di cui le autorità sono già a conoscenza grazie a una sorta di “impronta digitale”, il problema si pone quando si hanno di fronte contenuti mai catalogati in precedenza. È qui che l’apprendimento automatico viene “addestrato” a riconoscere un certo tipo di immagine che potrebbe raffigurare un abuso ma non è detto che lo sia, si cerca una “probabilità”. Il rischio, concreto, è che anche foto che ci si scambia tra familiari, chat tra adolescenti o materiale sanitario possano essere riconosciute come “sospette” e passibili di verifica da parte degli organi competenti.
L’Edps (Garante europeo della protezione dei dati), se da un lato ha chiesto tolleranza zero nel combattere quel tipo di crimine, dall’altro ha preteso che vengano date garanzie efficaci affinché non venga controllato tutto in modo “generale e indiscriminato”.
In fase di negoziazione, infatti, si trova Chat Control 2.0, ovvero un regolamento strutturale permanente per la prevenzione e la lotta agli abusi sessuali sui minori. Prevede l'obbligo per le piattaforme di utilizzare sistemi automatizzati per rilevare contenuti illeciti e adescamento (grooming), sollevando enormi polemiche sul rischio di sorveglianza di massa e violazione della crittografia.
Le reazioni politiche
“La crittografia end-to-end non si tocca. Proteggere i bambini e combattere i predatori online non può significare rinunciare ai principi dello Stato di diritto”, ha spiegato Carlo Fidanza, capodelegazione di Fratelli d'Italia-Ecr. Pareri favorevoli affinché le conversazioni cifrate possano essere protette arrivano anche dalla Lega. “Difendiamo la privacy e la libertà dei cittadini, combattendo i criminali con strumenti efficaci, non con la sorveglianza di massa”, ha spiegato il vicepremier e ministro delle Infrastrutture e Trasporti, Matteo Salvini.
Netta anche la posizione dei Verdi, con l’eurodeputato Ignazio Marino.”I bambini si proteggono con indagini intelligenti, non scansionando i messaggi privati di milioni di innocenti”.